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Si laurea in UniBa il quinto studente con protezione umanitaria

Comunicato stampa del 15 ottobre 2020
Si laurea in UniBa il quinto studente con protezione umanitaria

Si laurea all’Università di Bari il 5° studente con protezione umanitaria

Dal Gambia al ghetto di Rosarno prima di riprendere gli studi universitari in Economia

L’Università degli Studi di Bari Aldo Moro ha laureato il suo quinto studente con protezione umanitaria, il primo nel corso in inglese di Economia, 11 mesi dopo la prima pergamena consegnata a un rifugiato eritreo. 

A discutere una tesi che affronta il tema della disuguaglianza economica nell’Africa Sub Sahariana, poco prima che gli fosse conferito il titolo di dottore in Economia e Commercio è Lamin, che nel preambolo racconta di aver attraversato il Mediterraneo su uno dei tanti barconi in partenza dalla Libia: “Una notte, insieme ad altra gente sognatrice di un futuro migliore, proprio come me, m’imbarcai. Non sapevamo neppure se avremmo rivisto l’alba del giorno dopo”. Dal Gambia è partito nel 2014 con in tasca un diploma di insegnate di scuola primaria e una successiva formazione in scienze forestali, settore di sviluppo del suo paese, che lo ha portato a lavorare con comunità, villaggi, scuole, associazioni per la salvaguardia ambientale. Poi sei anni di traversie che lo hanno portato dai centri di prima accoglienza in Sicilia alla tendopoli-ghetto di San Ferdinando di Rosarno sino a Bari, dove era un invisibile, passando per Olanda e Spagna. In testa però girava sempre un mantra decisivo: “Vogliamo che tu abbia una vita migliore della nostra e che ottenga ciò che noi non siamo riusciti a raggiungere. Siamo certi che ce la farai”. Per mandalo a scuola, uno dei pochissimi bambini del villaggio, i genitori avevano venduto un asino, l’unico sostentamento della famiglia. 

L’istruzione per Lamin, che oggi si è integrato non solo nella comunità universitaria ma anche in quella lavorativa e sociale, è il fattore discriminante. Nel 2016 “Quando mi rivolsi al C.A.P – scrive nell’introduzione alla tesi in Storia economica di cui è stato relatore il professor Giulio Fenicia - cominciai finalmente a vedere la luce in fondo al tunnel. Non smetterò mai di essere grato al Centro di Apprendimento Permanente dell’Università di Bari, al suo staff e alla professoressa Fausta Scardigno per il lavoro svolto, la gentilezza e la disponibilità con le quali mi hanno accolto. Il loro progetto all’insegna dell’internazionalizzazione è di fondamentale importanza per dare una seconda chance a chi ha voglia di studiare ma non ne ha la possibilità per i motivi più disparati”. 

Un traguardo importante che parla di un Ateneo inclusivo ma anche, come sottolinea con entusiasmo il Magnifico Rettore Stefano Bronzini di “una comunità universitaria aperta, accogliente e internazionale che dimostra nei fatti di dare valore al capitale culturale, da qualunque zona del mondo arrivi”. 

Anche il Direttore del Dipartimento di Economia, il prof. Vito Peragine, ha espresso soddisfazione per il traguardo conseguito: “Il Dipartimento di Economia e Finanza è grato al neodottore: la sua storia ci ricorda che le migrazioni, in particolare quelle che avvengono in situazioni difficilissime, spesso disperate, possono essere una straordinaria opportunità di crescita, sia per le persone migranti sia per chi ha la capacità e l’intelligenza di accoglierle. Auguro a Lamin di proseguire gli studi e di avere in futuro l’opportunità di scegliere il luogo ove mettere a frutto le competenze acquisite. E alla nostra Università auguro di potere continuare ad essere sempre luogo di accoglienza e di crescita”.

Un seme che germoglia in Uniba se è vero che alla laurea triennale per quattro dei 5 studenti titolari di protezione internazionale sta facendo seguito la formazione specialistica, con il sostegno della borsa di studio Crui-ministero dell’Interno-Andisu (l’Università di Bari nell’a.a. 2020-21 ha il più alto numero di beneficiari su 42 Atenei italiani), e a due di loro ha restituito la possibilità di tornare all’insegnamento interrotto con la fuga dal paese di origine, dove erano vittime di persecuzioni religiose, proprio per la mancanza di un titolo di studio riconosciuto in Italia. 

Pubblicato il: 15/10/2020 
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